10 consigli utili
- Evitare, se possibile, la vita sedentaria, l'immobilità prolungata in stazione eretta o in posizione seduta
Giovano i sollevamenti dei talloni facendo leva sulla punta dei piedi (dieci esercizi almeno due volte al giorno) o movimenti di flessione estensione dei piedi con le gambe orizzontali - Evitare l'iperalimentazione, l'obesità, la stipsi, non abusare di cibi piccanti, alcoolici e caffè. Integrare la dieta con verdure e agrumi poiché contengono sostanze flebotoniche e vitaminiche
- Tenere presente che la pillola anticoncezionale, essendo farmaco ormonale, aumenta i rischi di insufficienza venosa
- Evitare bagni troppo caldi (sono preferibili docce tiepide). Poco indicata la sauna
D'estate sono utili bagni freschi alle gambe e/o docciature fredde - Utile una moderata e regolare attività fisica: camminare (meglio se nell'acqua di mare) e nuotare
Utile risulta, in posizione supina, sollevare le gambe e pedalare ritmicamente nell'aria
Lo yoga, salvo alcune posizioni, migliora il ritorno venoso utilizzando la respirazione diaframmatica - Evitare il clima caldo umido, le prolungate esposizioni delle gambe al sole, le sabbiature e le depilazioni con cerette calde.
Evitare la permanenza vicino a fonti di calore (stufe,caloriferi, caminetti, bocchettoni dell'aria calda dell'auto sulla pedaliera) - Evitare i pantaloni e le cinture troppo stretti, giarrettiere busti guaine elastiche
Evitare scarpe col tacco alto o senza tacco (ottimale l'altezza tacco 3/5 cm.)
Inoltre in caso di piedepiatto, cavo, alluce valgo, si consiglia di consultare l'ortopedico - Quando possibile, durante la giornata, è utile mettersi con le gambe un po' sollevate
- Se si è costretti ad un allettamento prolungato, specie in caso di incipiente insufficienza venosa, conviene usare le calze elastiche antitrombo. L'uso della calza elastica prescritta dal medico specialista è comunque sempre utile specie in chi è costretto a lunghe permanenze in piedi o seduto
- In caso di sintomi suggestivi di insufficienza venosa cronica, conviene, per prima cosa, parlarne con il proprio medico di fiducia che, se lo riterrà opportuno, indirizzerà dallo specialista chirurgo vascolare angiologo per ulteriori accertamenti e cure
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